CHI MINACCIA LA NOSTRA PRIVACY E CHI LA DIFENDE

CHI MINACCIA LA NOSTRA PRIVACY E CHI LA DIFENDE

Https://www.facebook.com/HackTheMoney/

Facciamo un attimo un salto indietro nel tempo e nello spazio, nella Mesopotamia (odierno Iraq), di cinquemila anni fa. Usando tavolette e simboli cuneiformi, i Sumeri creano la contabilità a partita semplice: Erishki mi deve 2 shekel, io devo 3 shekel a Enki. In seguito ci sarà una prima rivoluzione nel Rinascimento, quando mercanti genovesi e banchieri fiorentini introducono la contabilità a partita doppia: dare/avere, costi/ricavi sono registrati congiuntamente, poi certificati da notai, revisori, catasto, agenzie delle entrate. Un sistema oggi complesso e costoso, soprattutto per le istituzioni finanziarie che gestiscono milioni di transazioni quotidiane.

Nel 1989 la seconda rivoluzione. Il giapponese Yuji Ijiri inventa la partita tripla che combina contabilità, criptografia e certificazione – tutto nelle mani della gente comune, a costo zero. Un’alternativa a intermediari parassitari? Una sfida al potere costituito? Questo e altro: è una minaccia al capitalismo tecnologico di Google, Facebook, Amazon & Co.

Per capire, risaliamo al 1989, quando Tim Berners-Lee inventa la rete (internet). Sfruttando sperimentazioni accademiche e finanziamento pubblico, fa interagire molteplici calcolatori sulla base di protocolli computerizzati aperti: nessuno è proprietario del linguaggio che le macchine usano per parlare l’una con l’altra. Nascono linguaggi e protocolli accessibili gratuitamente per gestire posta elettronica (Pop e Smtp), accesso alla rete (Htpp), e la geo-posizione (Gps).

Ma col passare degli anni «l’umanità commette un grave errore» (afferma l’analista Steven Johnson). Dopo avere creato linguaggi aperti (=gratuiti) per posta elettronica, internet e Gps, non fa nulla per proteggere l’identità sociale degli utenti: indirizzi, agenda, foto, video, canzoni, viaggi, letture, studi – e anche dati riservati come Iban, codice fiscale, Dna, genoma, diagnosi medica, ecc.
Ed ecco allora che le grandi multinazionali private vedono l’opportunità: sviluppano procedure chiuse (=a pagamento) per appropriarsi della nostra identità individuale nella sua totalità e funzionalità.
Amazon ed eBay accumulano dati bancari e criteri di spesa; Facebook conosce famiglia e amici; Instagram ha le foto; WhatsApp e Skype possiedono indirizzi e telefoni; Google sa cosa leggi, acquisti, bevi, regali, studi, ricerchi; Spotify e Netflix marcano i tuoi divertimenti; Apple offre applicazioni conformi alla tua persona. Quando accedi ai servizi di questi giganti tecnologici, cedi l’uso temporaneo dei tuoi dati personali a costo zero, ma loro li rivenderanno a caro prezzo (a te come tariffa, a terzi come pubblicità).

Come sfuggire al cappio che le multinazionali della Big Tech hanno stretto al collo dell’umanità?
Risponde alla sfida Satoshi Nakamoto (un ignoto lui? lei? loro? Nessuno lo sa) che nel 2008 costruisce sul concetto contabile sviluppato da Yuji Ijiri vent’anni prima: propone un meccanismo per generare la prima anti-valuta al mondo, Bitcoin. Successo o tentativo? Non importa. L’intuizione di Nakamoto si rivela rivoluzionaria. Vediamo in pratica come funziona.

Primo passo. Scarico un wallet, un’applicazione che mi permette di detenere le mie criptovalute, il mio indirizzo è un codice alfa-numerico di 32 caratteri, simile a questo: d0ope7ehx6sllk6ms6698kam300ksol23. Si tratta di una chiave elettronica, unica, criptata e irreversibile che protegge la mia identità e mi apre al mondo. Non c’è contraddizione: rimango ignoto ma interagisco con tutti.

Secondo passo: sfruttando la versatilità delle app-wallet, uso la chiave ogni volta che compro, vendo, voto, viaggio, scarico musica, studio, ecc.
La mia identità rimane segreta, protetta dal mio codice alfa-numerico incorruttibile. Ogni mia operazione invece è pubblica, condivisa istantaneamente con una rete di calcolatori che usano la stessa procedura. Migliaia di utenti e di computer collegati fra loro si scambiano le informazioni delle varie transazioni che vengono registrate in un registro pubblico (blockchain), decentralizzato, sicuro, inviolabile, nel quale ogni falsificazione, manipolazione o distruzione sono impossibili. Altro beneficio: questo registro informatico non è di proprietà privata, appartiene a tutti gli utenti. I suoi sostenitori e utilizzatori lo considerano una rivoluzione tecnologica che protegge dal furto d’identità e annulla i costi di certificazione. Per gli antisistema è un passo verso un mondo ugualitario, una difesa contro Google, Amazon & Co.

Chi fa tutto il lavoro per autenticare le transazioni sulla blockchain? Satoshi Nakamoto propone una “prova di lavoro” (proof of work): chiunque dedica parte della potenza di calcolo del proprio computer per mantenere il sistema e impedire interferenze, è pagato, questi sono i Miners (minatori) che risolvono grazie alle loro attrezzature molto potenti gli algoritmi di criptatura che proteggono la sicurezza della blockchain. È a questo punto che nascono i bitcoin, concepiti come remunerazione – un gettone, una coin.
La creazione di bitcoin è un processo complesso: si chiama estrazione, analogo a quanto succede per esempio con l’oro. Come il prezzo dell’oro è il risultato di sforzi crescenti di ricerca ed estrazione in località remote nelle viscere della terra, la creazione di un minerale virtuale come bitcoin richiede sempre maggiore potenza di calcolo, alimentata da crescenti quantità di energia in località remote in Europa, America e Asia. Questa difficoltà, anche ambientale, genera critiche sui consumi di energia elettrica – che però non riducono il potere dirompente dell’intuizione di Nakamoto. Non sono le criptovalute (Bitcoin, Ethereum, Binance, Solana, Cardano) a minacciare il potere costituito, ma la tecnologia che le genera.

Esistono alternative. Secondo Silvio Micali del Mit, uno dei migliori criptografi: alla base di tutte le criptovalute (che sono associative per definizione e decentralizzate, cioè non imposte dall’alto da un ente emettitore centrale) c’è un algoritmo di natura consensuale. Bitcoin gestisce il consenso sulla base di proof ok work. Altre monete preferiscono la prova di partecipazione (proof of stake) al processo costitutivo. Concetti diversi, che convergono nel riconoscere la capacità innovativa del registro pubblico distribuito e condiviso (blockchain)

Per concludere, gli antisistema vedono nelle criptovalute la ribellione contro le istituzioni centrali (banche e governi), un modo per rafforzare il controllo sulla proprietà moneta da parte del cittadino.
Qualcosa di molto importante è in gioco, accantonando le inevitabili speculazioni che fanno altalenare il valore di mercato di bitcoin, riteniamo che la partita tripla insieme alla catena di blocchi, potrebbero riuscire proprio nei comparti dove la politica, vecchia e nuova, ha fallito: ridurre il divario sociale, moderare il divario tra investitori e utenti, abbassare i costi di gestione, contenere il potere dei monopoli della Big Tech. Se questo accadrà, l’umanità avrà un grosso debito verso Yuji Ijiri e Satoshi Nakamoto.

fRIEz

fRIEz è un Blogger e un informatico di lunga data in ambito sistemistico, server, reti, internet. È esperto di Bitcoin, criptovalute, mining, tecnologia blockchain e masternode. È sostenitore dell'hacking etico, ha sviluppato competenze professionali nell'attacco e difesa di sistemi informatici. --- --- --- “Il Ribelle deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda né con la forza. Il Ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento.” ERNST JÙNGER

Related Posts

La Russia decide di accettare pagamenti del gas in BTC

La Russia decide di accettare pagamenti del gas in BTC

Criptovalute come difesa dalle sanzioni economiche

Criptovalute come difesa dalle sanzioni economiche

eBay accetterà Bitcoin, e la criptovaluta vola a 43,5k $

eBay accetterà Bitcoin, e la criptovaluta vola a 43,5k $

Presto Bitcoin a corso legale anche in Messico?

Presto Bitcoin a corso legale anche in Messico?

No Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Trovalo ora su eBay

Trovalo ora su AMAZON