Governo impone riforma del Catasto: lo vuole la UE

Governo impone riforma del Catasto: lo vuole la UE

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Alla riunione della Commissione Finanze sulla legge deroga fiscale, si rischia concretamente la rottura della coalizione di governo, all’intervento dell’ex M5s Villarosa: “Ma poi comunicate voi a Biden e Zelensky che il governo si dimette per colpa della riforma del catasto?”, scatta l’applauso liberatorio di molti dei presenti. La sottosegretaria del Mef Cecilia Guerra (Pd) aveva appena spiegato che il governo “non può andare avanti” se non si scioglie il nodo della riforma del castasto, “è una questione dirimente”.

Draghi e il PD l’hanno ribadito con ancora maggiore forza, è stata dettata l’Europa. Tantissime le voci contrarie nel centro destra, perfino l’ex ministro delle Finanze Francesco Visco ha ammesso che “”l’avvicinamento dei valori catastali a quelli di mercato determinerebbe un evidente aumento di gettito. Tanto che al voto in aula, il provvedimento ha rischiato di far cadere il governo, passando con un solo voto in più, quello di Alessandro Colucci di Noi con l’Italia, il partito guidato da Maurizio Lupi.

Vediamo di cosa si tratta

La riforma del catasto si conferma dunque un terreno minato per il governo e spacca ancora una volta la maggioranza, ma stavolta la tensione sale di livello, fino ad arrivare all’ultimatum. Dopo che martedì sera la Lega ha confermato di voler lo stralcio della revisione del catasto dalla delega fiscale.

La Guerra mette sul piatto l’esperienza di governo

Un prerequisito per mandare in porto l’intera riforma fiscale e probabilmente l’azione del governo. Tradotto: “Se non è approvato – per la Guerra – si ritiene conclusa l’esperienza di governo”. Del resto, due settimane fa il premier Mario Draghi aveva spiegato che delega fiscale, ddl Concorrenza e riforma del Codice appalti “sono il blocco dei provvedimenti principali” per l’attuazione del Recovery plan. La linea resta quella, espressa da Draghi anche ai capi delegazione delle forze di maggioranza dopo esser salito al Colle per incontrare Mattarella.

La linea dura del governo mette a dura prova i nervi di tutti, specie di quanti si oppongono al provvedimento: Lega, ma anche FI e parte dei 5s. Per non parlare di FdI che è però fuori dal governo.

Ma la Lega, per ora, resta inamovibile

Solo la Lega per ora resta inamovibile: i capigruppo nelle commissioni Bilancio e Finanze Massimo Bitonci e Giulio Centemero e il vicepresidente della VI commissione Alberto Gusmeroli a nome di tutti i commissari Lega definiscono “gravissimo l’aut-aut della sottosegretaria al Mef. Minacciare la crisi di governo qualora non si approvasse così com’è la riforma del catasto è da irresponsabili. Il Parlamento ha tutto il diritto di discutere e presentare emendamenti laddove non ci sia convergenza sul provvedimento”. Fratelli d’Italia è sulla stessa linea e non vede l’ora di mettere in difficoltà il governo e ricompattare il centrodestra. Anche in FI non mancano le voci contrarie alla mediazione: Gabriella Giammanco, vice presidente del gruppo Forza Italia al Senato, si è detta “basita” per l’ultimatum. Proteste anche da parte M5s: Marco Pellegrini, vicepresidente del gruppo del Senato, parla di “parole e pressioni semplicemente irricevibili” e spiega: “Non vorremmo che questo pressing, del tutto irrituale da parte del Governo, tradisse un’interpretazione della delega fiscale troppo appiattita sulla norma relativa al catasto e che, quindi, ritenesse meno significativi quei contenuti che hanno l’obiettivo di continuare ad abbassare il peso delle tasse su famiglie e imprese e semplificare ulteriormente il Fisco”.

Scatta l’allarme tra i ministri e nella maggioranza

Però, che il governo possa cadere e la maggioranza rompersi, mentre in Ucraina si combatte, è ovviamente un’ipotesi lunare, ma comunque è scattato l’allarme dei ministri del governo perché la fibrillazione sul tema della riforma del catasto rischia di provocare un cortocircuito sul percorso delle riforme di Draghi.
Forza Italia sta preparando, così si apprende, una riformulazione che sarebbe accettata dal governo per far sì che l’esecutivo innanzitutto si impegni – nero su bianco – a non aumentare la pressione fiscale sulla casa e ad aprire il confronto in Parlamento e con gli enti locali. “Non si comprendono le ragioni di uno scontro”, sostiene una nota del partito azzurro che sta lavorando a una mediazione. Ma il partito di via Bellerio fa muro. Lo stesso Salvini, premettendo di occuparsi d’altro e di lasciare spazio alle interlocuzioni del gruppo, avrebbe invitato i suoi ad andare avanti e a mantenere la posizione. “Siamo disponibili al confronto”, la linea del Pd. “Bene la medazione ma le pressioni del governo sono inaccettabili”, dicono pure nel M5Stelle.

La richiesta arrivata sul tavolo del governo è che sia un vertice tra i leader a sciogliere il nodo, ma al momento non sarebbe prevista alcuna cabina di regia. “Draghi non intende trattare”, spiegano fonti parlamentari di maggioranza, “è stato lui a dare mandato alla Guerra di tenere la linea dura”. 
Un ‘big’ della Lega sostiene che anche il ministro dell’Economia Franco avrebbe fatto sapere di non volere un braccio di ferro sul provvedimento, “anche perché si tratta di una legge delega – spiega la stessa fonte -, non è un decreto, il Parlamento ha tutto il diritto a dire la propria”.

Il passo indietro per capire la linea dura del governo

Ma per capire l’accelerazione delle ultime ore serve un passo indietro. L’arrivo in Aula del ddl sul fisco era inizialmente previsto per il 28 febbraio. Dopo l’incidente parlamentare che nella notte tra il 16 e il 17 febbraio ha visto il governo andare sotto quattro volte, in commissione, si è deciso di rinviare l’esame degli emendamenti tra cui quelli leghisti sullo stralcio della riforma del catasto, nonostante il presidente del Consiglio Mario Draghi abbia in più occasioni rassicurato che la revisione – un mero affiancamento ai valori catastali di quelli di mercato per avere un quadro più trasparente della situazione – avverrà a invarianza di gettito. Il testo dice esplicitamente che le nuove informazioni, che comunque saranno disponibili solo tra cinque anni, non verranno usate per la determinazione della base imponibile dei tributi. Martedì, proprio nella giornata in cui il premier ha riferito al Parlamento sulla situazione in Ucraina e la decisione italiana di inviare armi, la sottosegretaria ha chiesto ai partiti di maggioranza di ritirare emendamenti soppressivi.

REAZIONI PARTITI ALLA RIFORMA: GOVERNO SI SPACCA

La reazioni al termine della votazione sono state veementi, specie all’interno del Governo Draghi che è andato vicino all’incidente “diplomatico” in Commissione Finanze. Sugli scudi la Lega che quella particolare riforma l’ha sempre contestata: «Non mi spiego l’insistenza di queste ore sulla revisione del catasto e il conseguente, negativo segnale di un futuro aumento di tasse», ha spiegato il leader della Lega Matteo Salvini, «Abbiamo una folle guerra alle porte dell’Europa, per fermare la quale ti abbiamo dato piena fiducia», sottolinea riferendosi direttamente al Premier Draghi. In serata prova poi a “spegnere” la polemica lui stesso con un tweet: «l’Italia vuole la Pace, tutta la politica deve unirsi con un’unica priorità: fermare la guerra, salvare vite e tornare alla pace. Finché le armi spareranno, basta polemiche e divisioni». Il Carroccio però è sul piede di guerra, da Bitonci che sbotta («ora abbiamo le mani libere sui vari provvedimenti») al deputato in Commissione Finanze Claudio Borghi, molto critico con il Governo Draghi anche sul fronte Covid: «Attenzione che di tutte queste cose se ne riparlerà in aula. Non possono mettere la fiducia su una legge delega». Ira anche per Silvio Berlusconi che pure aveva tentato in extremis una mediazione direttamente con il Premier Draghi: «Il no alle nuove tasse è un punto fermo e qualificante per Forza Italia. La sinistra si conferma il partito delle tasse». Contro la linea del suo stesso partito, il Ministro Renato Brunetta: «incomprensibile il voto odierno di Forza Italia in commissione Finanze alla Camera sul disegno di legge delega per la riforma del sistema fiscale». Dal Centrosinistra, è durissima la posizione del segretario Pd Enrico Letta contro la Lega: «Il centrodestra ha appena tentato di far cadere il governo Draghi sul riordino del catasto. Non vi è riuscito per un soffio. Abbiamo tenuto. Sembra una fake news, in uno dei giorni più drammatici della nostra storia recente. Purtroppo è una notizia vera. Sono senza parole». Il M5s con il capogruppo in commissione Vita Martinciglio attacca: «Sul mancato accordo in merito alla riforma del catasto, trovo irrispettoso e strumentale l’atteggiamento di Lega e soprattutto di Forza Italia, i cui ministri avevano espresso voto favorevole in Consiglio dei ministri». Scontata l’opposizione di Fratelli d’Italia che con i membri in commissione Osnato, Albano e Bignami incalza, «Porre la riforma del catasto come la condizione per la sopravvivenza del governo Draghi dimostra quanto questo esecutivo sia lontano dalla realtà e dai problemi degli italiani». Da ultimo, la “pietra dello scandalo” del voto sulla riforma catasto Maurizio Lupi su Twitter spiega la posizione del suo deputato: «Se si vuole aprire una crisi di governo lo si dichiari senza paventare aumenti di tasse sui quali non sarei per primo d’accordo. Soprattutto non su un testo approvato in cdm.»

COSA CAMBIA DAL 2026 CON LA RIFORMA DEL CATASTO (E PERCHÈ SI PARLA DI PATRIMONIALE)

Ma resta da capire perché il Governo si sia così “stretto” attorno al voto sulla legge delega fiscale e in particolare sulla riforma del catasto, se davvero ciò non comporterà un reale aumento di tasse sulla casa. Gli articoli 6 e 7 della legge delega prevedono la modifica del sistema di rilevazione catastale, per «modernizzare gli strumenti di individuazione e di controllo delle consistenze dei terreni e dei fabbricati e integrare le informazioni presenti nel catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale” a partire dal 1° gennaio 2026». Viene poi specificato che le informazioni rilevate dal Fisco «non devono essere usate per la determinazione della base imponibile dei tributi e per “finalità fiscali», tradotto verrebbe scongiurate l’ipotesi dal 2026 di inserire-aumentare tasse come l’Imu o quelle a reddito che risultano dall’Isee (dunque una sorta di patrimoniale). Il Centrodestra dal canto suo contesta la potenziale norma “nascosta” in questa riforma: «Abbiamo presentato un emendamento per far emergere gli immobili fantasma, ma evidentemente per Pd, Iv, Leu, M5s e Azione l’obiettivo è aumentare le tasse sulla casa per tutti, fare cassa sulle compravendite anche delle prime case e far lievitare l’Isee per tante famiglie in difficoltà con il risultato che da domani asili, mensa, scuolabus e assistenza domiciliare per i disabili diventeranno a pagamento», attacca Massimo Bitonci, capogruppo della Lega nella commissione Bilancio della Camera. Per provare a capire meglio quali siano i reali “rischi” dietro il rinnovo del catasto, “Il Sussidiario.net” ha sentito Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia: «Nel disegno di legge presentato e che il governo continua a difendere c’è un’impostazione di tipo patrimoniale del nuovo catasto che noi rifiutiamo totalmente. È pericolosa». Per Spaziani Testa, la norma come è scritta oggi e approvata dal Governo con un solo voto di differenza in commissione, «può dar vita a un’attività di classamento dell’Agenzia delle Entrate che sarebbe poi difficile bloccare». Il legame tra riforma del catasto e il PNRR sembra essere molto più stretto di quanto si pensi: conclude il n.1 di Confedilizia, «L’articolo 6 è coerente con la richiesta dell’Europa di spostare la tassazione dal lavoro agli immobili. Quindi, a mio avviso, il governo insiste perché vuole predisporre le condizioni per arrivare a quell’obiettivo. E visto che non ci si arriva in un giorno, ci si prepara per tempo».

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fRIEz è un Blogger e un informatico di lunga data in ambito sistemistico, server, reti, internet. È esperto di Bitcoin, criptovalute, mining, tecnologia blockchain e masternode. È sostenitore dell'hacking etico, ha sviluppato competenze professionali nell'attacco e difesa di sistemi informatici. --- --- --- “Il Ribelle deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda né con la forza. Il Ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento.” ERNST JÙNGER

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