BITCOIN E CRIPTOVALUTE

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Bitcoin, cosa sono e come funzionano

Bitcoin

La storia dei bitcoin è la storia di un’utopia: liberarsi dal sistema di potere finanziario centralizzato bancario e creare un nuovo sistema libero, decentralizzato e condiviso, bastato su una nuova tecnologia, la Blockchain, che ormai, a detta di tutti, è la maggior rivoluzione tecnologica dopo Internet, talmente sicura e affidabile da essere inattaccabile. Questa utopia si concretizza nel 2008, quando nella mailing list di un sito dedicato alla crittografia un utente dice di aver inventato una moneta elettronica che promette di rivoluzionare il sistema economico e finanziario.
In quei giorni il mondo si trova a dover fare i conti con la grande recessione, la più grave crisi dal 1929, che inizia con il fallimento della banca d’affari statunitense Lehman Brothers. L’origine è l’esplosione della bolla immobiliare che oltreoceano ha messo sul lastrico molte famiglie per via dei mutui subprime: prestiti che a partire dal 2000 gli istituti di credito hanno concesso a clienti privi di un adeguato reddito, speculando sulla crescita dei prezzi delle case. Nel momento in cui i tassi di interesse, inizialmente bassi, hanno cominciato ad aumentare, sempre più persone non sono riuscite a ripagare i debiti. A peggiorare la situazione, rendendo la crisi di portata globale, la scelta delle banche di basare su questi mutui molti altri prodotti finanziari.

È questo lo scenario che fa da sfondo all’annuncio di Satoshi Nakamoto, pseudonimo dietro cui si cela il creatore (o più probabilmente un team di creatori: informatici, matematici, statistici, crittografi) del bitcoin, di cui è ancora ignota la reale identità. Non a caso, nelle prime stringhe di codice che danno genesi al bitcoin, conosciute con il nome di Genesis block, è stato inserito il titolo di un articolo pubblicato sul quotidiano Times il 3 gennaio 2009: “Il cancelliere sull’orlo di un secondo salvataggio per le banche”.

Budapest, la statua dedicata a Satoshi Nakamoto

I bitcoin: dall’esordio alla popolarità

Bitcoin vuole rendere obsolete le banche, superandole, grazie a una “versione peer-too-peer della moneta elettronica”. Il rimando è a un sistema per la condivisione di file tramite internet, adottato in massa alla fine degli anni Novanta, che si fonda su una rete decentralizzata in cui tutti comunicano con tutti, senza alcuna mediazione. Allo stesso modo, Nakamoto propone un meccanismo in cui i pagamenti di moneta virtuale siano inviati dal mittente al destinatario in modo diretto, senza passare da un’istituzione finanziaria. La produzione di bitcoin, invece, non viene delegata a una zecca: in teoria, tutti possono crearli, almeno fino al raggiungimento del tetto massimo fissato a 21 milioni. Per creare i Bitcoin bisogna fornirsi di calcolatori molto potenti che possano risolvere i potenti algoritmi di cifratura dei blocchi della Blockchain e svelare i Bitocoin contenuti al loro interno, e questi saranno divisi tra i minatori (Miners), così si chiamano coloro i quali producono la criptovaluta.
I primi bitcoin sono stati minati il 3 gennaio 2009 e in moneta fiat, cioè quella tradizionale, valevano poco più di zero ed era sufficiente anche un computer obsoleto per estrarli. Oggi se ne contano in circolazione circa 18,5 milioni e la loro quotazione si aggira attorno ai 40mila dollari (il picco massimo di 68.641 dollari è stato toccato il 20 ottobre 2021). Sfruttando l’idea del bitcoin sono nate, successivamente migliaia di altre criptovalute e token, con diverse caratteristiche e modalità di utilizzo. 

I bitcoin sono diventati un bene che può avere molte funzioni: permettere l’accesso a dei servizi, essere riserva di valore (viene anche chiamato oro digitale), o l’equivalente di un prodotto finanziario

Il valore del bitcoin nel tempo
L’andamento del valore di bitcoin nel tempo

Come funziona la tecnologia dietro i bitcoin

La tecnologia alla base del bitcoin si chiama blockchain, in italiano catena di blocchi, ed è un registro in cui vengono archiviate tutte le transazioni. “Contrariamente a ciò che succede nel sistema finanziario tradizionale, dove se faccio un bonifico a saperlo, oltre me, sono solo il destinatario e la banca, nella blockchain ogni transazione viene resa pubblica”, spiega Stefano Zanero, professore di sicurezza informatica del Politecnico di Milano. Per validarle, ed evitare il cosiddetto problema del double spending (cioè che vengano usati gli stessi bitcoin per effettuare più pagamenti), gli utenti della rete le raggruppano in blocchi e si sfidano nella risoluzione di complessi problemi matematici usando dei potenti calcolatori. È da qui che derivano i tempi lunghi e gli alti costi sia economici sia energetici associati agli scambi in moneta virtuale.

Alla fine, un solo utente riesce nel compito e va ad aggiungere il nuovo blocco di transazioni a quello precedente, venendo ricompensato in due modi:

  • creazione, in gergo l’estrazione (mining, in inglese), di nuova moneta virtuale che va a finire nelle sue casse.
  • una percentuale sui soldi scambiati. La commissione non è obbligatoria, ma è diventata prassi: chi vuole trasferire bitcoin concede alla rete dei cosiddetti minatori una ricompensa, tanto più alta quanto più celere si vuole rendere il processo, coinvolgendo più persone.

Come avere bitcoin

Il mining è solo uno dei modi in cui è possibile ottenere bitcoin ed è sempre più fuori dalla portata degli utenti comuni che in genere non hanno la potenza di calcolo necessaria. Ormai il principale metodo per diventare proprietari di una moneta elettronica è comprarla scambiando moneta fiat: una compravendita che può avvenire privatamente tra utenti, acquistando bitcoin in contanti grazie a un bancomat apposito (si trovano anche in Italia), e utilizzando una delle tante piattaforme di scambio (exchange) come l’italiana The Rock Trading, oppure Binance, Kraken e Coinbase.

Per partecipare alla rete è necessario aprire uno o più portafogli (wallet), in cui custodire i bitcoin. Operazione che può essere fatta in maniera autonoma, scaricando uno specifico software o acquistando un hardware ad hoc (una sorta di chiavetta usb), oppure ricorrendo a dei servizi online. Una volta creato il portafogli vengono generate due chiavi crittografiche, cioè delle stringhe alfanumeriche che vengono usate per firmare e verificare le transazioni. Una di queste chiavi è privata e a conoscerla è solo il proprietario del wallet. Mentre l’altra è pubblica: corrisponde all’indirizzo bitcoin e possiamo equipararla a una sorta di codice Iban da condividere con gli altri nel momento in cui si vuole ricevere moneta virtuale. A ogni portafogli, di solito, è associata una sola chiave privata. Ma le chiavi pubbliche, ovvero gli indirizzi bitcoin, possono essere molte. Ogni transazione, a sua volta, genera un codice (hash) che è pubblicato sulla blockchain.

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Bitcoin e anonimato

“Non è corretto parlare di anonimato: ogni indirizzo bitcoin è associato a un’identità e tutte le transazioni sono pubbliche”

Date queste caratteristiche, quando si dice che i bitcoin permettono di eseguire pagamenti in totale anonimato “non è corretto – prosegue Zanero –. Si tratta di pseudo-anonimato: seppur non sia esplicitamente dichiarata, ogni chiave è associata a un’identità. Esistono delle tecniche che in molti casi permettono di risalire al proprietario, analizzando tutte le transazioni pubblicate sulla blockchain facenti capo a un determinato portafoglio” (Esistono altre criptovalute che sono state create per essere del tutto anonime, come Monero, Zcache e Ghost).

Anche se non si tratta di un’attività semplice, precisa Paolo Dal Checco, consulente informatico forense, specializzato nell’analisi della blockchain. “Inoltre, chi vuole tutelarsi può adottare delle particolari accortezze, come utilizzare dei servizi che permettono di offuscare qualsiasi legame tra l’indirizzo bitcoin e la persona che si cela dietro, oppure cambiare i bitcoin in altre monete digitali prima di convertirli in moneta fiat. Ci sono anche delle criptovalute, figlie di bitcoin, che sono state sviluppate proprio con l’obiettivo di tutelare la privacy: in questi casi la possibilità di identificazione è quasi nulla. Ma a sfruttarle sono ancora in pochi: hanno un valore unitario piuttosto basso e sono più complesse da utilizzare rispetto ai bitcoin”. 

Uno dei grandi nodi irrisolti riguarda l’inquadramento normativo del bitcoin. “A livello europeo, la prima a sollevare la questione è stata una sentenza della Corte dell’Unione del 2015 che ha considerato bitcoin al pari di una mezzo di pagamento”, dice Marco Tullio Giordano, avvocato. “Nel tempo però, si è capito che i bitcoin non possono essere equiparati a delle semplici banconote in quanto possono svolgere anche altre funzioni, come permettere l’accesso a dei servizi, essere una riserva di valore o l’equivalente di un prodotto finanziario. Ecco perché oggi si preferisce parlare di virtual o crypto asset“.

Verso questa direzione sembra essere orientata l’ultima proposta di regolamentazione comunitaria della Commissione Ue pubblicata lo scorso ottobre, così come il mercato della criptovaluta, nonché gli interessi criminali. La Polizia Postale, la Guardia di Finanza e l’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia segnalano l’aumento di pratiche di abusivismo finanziario che hanno per protagonista la moneta virtuale. “Durante la pandemia, abbiamo assistito a un incremento di truffe di questo tipo”, racconta Riccardo Croce, responsabile della sezione che si occupa di cyber-crimini finanziari della Polizia postale. “I truffatori promettono un rendimento del 20/30 per cento: profitti che nessun altro titolo può vantare e che risultano molto appetibili per i meno esperti.

Un modus operandi molto comune è il classico schema Ponzi: il delinquente corrisponde i primi rendimenti in modo da farti credere che l’investimento è credibile. Poi ti spinge a coinvolgere nell’affare altri soggetti, promettendoti una percentuale, fino a creare una piramide di investitori e rivenditori del prodotto finanziario che alla fine non vengono rimborsati. Chi ci guadagna è solo il vertice”. Almeno 60 piccoli investitori italiani hanno perso così il loro denaro, per un totale di oltre un milione di euro andato in fumo.

Bitcoin, crimini informatici e riciclaggio

“Tra i criminali, ad averli adottati è soprattutto chi compie reati informatici. In particolar modo, i responsabili delle cyber estorsioni” Riccardo Croce – dirigente della Polizia postale

Ma non è il solo modo in cui bitcoin viene sfruttato dai delinquenti. “Ad averli adottati è soprattutto chi commette reati informatici – continua Croce –. In particolar modo, i responsabili delle cyber estorsioni di diverso tipo: dagli attacchi ransomware, software che rendono inaccessibili i dati dei computer infettati e chiedono un riscatto per ripristinarli, a quelli Ddos che tempestano di richieste un sistema informatico fino a metterlo ko, passando per le estorsioni a sfondo sessuale. Tutti crimini che sono aumentati esponenzialmente nell’ultimo anno”.

(Fonte qui)

fRIEz

fRIEz è un Blogger e un informatico di lunga data in ambito sistemistico, server, reti, internet. È esperto di Bitcoin, criptovalute, mining, tecnologia blockchain e masternode. È sostenitore dell'hacking etico, ha sviluppato competenze professionali nell'attacco e difesa di sistemi informatici. --- --- --- “Il Ribelle deve possedere due qualità. Non si lascia imporre la legge da nessuna forma di potere superiore né con i mezzi della propaganda né con la forza. Il Ribelle inoltre è molto determinato a difendersi non soltanto usando tecniche e idee del suo tempo, ma anche mantenendo vivo il contatto con quei poteri che, superiori alle forze temporali, non si esauriscono mai in puro movimento.” ERNST JÙNGER

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